Roberto Esposito

 
Posted by Rob in Esperienzano comment

Come diventare un esperto attore senza essere un attore

– Ciao Roberto, scusa se ti disturbo…
– Ciao, dimmi.
– Vorrei proporti una partecipazione televisiva.
– Ah grazie, molto bello! È un’intervista, un talk show o cosa?
– Hai mai fatto un provino per Forum?
– Forum? No, perché avrei dovuto?
– Potrebbe interessarti? Se vuoi ti spiego come funziona.
– Ti ringrazio, ma non credo di essere la persona adatta per…
– Facciamo le selezioni per i contendenti, ossia le persone che dibattono davanti al giudice.
– Non mi viene in mente nessuno a cui fare causa.
– Non devi fare causa, le storie vengono scritte dagli autori con spiegazione.
– Ah, quindi devo interpretare un personaggio inventato? Ma io non faccio l’attore.
– Pagano €250 per puntata per i residenti a Roma, €300 fuori Roma con vitto, alloggio e spese di viaggio pagate.
– Ok allora faccio l’attore. Posso fare il giudice?
– No, si fa un provino e poi ti viene proposta una storia. Se ti piace accetti, altrimenti ci si sente per la prossima storia.
– Posso fare Rita dalla Chiesa?
– No, ti chiedo qualche tuo dato e fra qualche giorno ti richiamiamo per sapere se sei realmente interessato.
– Ma io non sono interessato nemmeno ora.
– Se per te va bene possiamo fissare un appuntamento per il provino.
– Barbabietole.
– E poi tra qualche giorno ti mandiamo una parte da imparare.
– Ok, sono realmente interessato.
– Posso chiederti alcune informazioni?
– Obiezione, vostro onore.
– Quella è la battuta dell’avvocato. Tu non devi fare l’avvocato.
– E che devo fare? Perché hai contattato proprio me?
– Stiamo cercando esperti di startup.
– A che serve un esperto di startup se deve recitare un copione?
– La signora Palombelli ce li sta richiedendo.
– Quindi invece di cercare un attore che finga di essere un esperto, cercate un esperto che finga di essere un attore. Non fa una piega.
– Cerchiamo esperti di startup. Tu sei un esperto?
– Posso essere esperto anche in altre cose?
– Ad esempio?
– Antani, ma dipende se è prematurata.
– In che senso?
– Posso fare il poliziotto?

 

Roberto Esposito
Posted by Rob in Diario di bordono comment

Lo ha detto il Sole, storia della mia prima cravatta

Ok, ci sono un paio di cose importanti che non vi ho detto. Anzi tre.

La prima è che negli ultimi sei mesi abbiamo fatto un film. La nostra startup Giffoni Innovation Hub, in collaborazione con Il Sole 24 ORE, lo ha prodotto e realizzato con il magistrale supporto del regista Luca Apolito, del responsabile di produzione Gianvincenzo Nastasi e del direttore artistico di Giffoni Experience Claudio Gubitosi. Si intitola “Lo ha detto il Sole” ed è un docu-film che ripercorre i 150 anni di storia dalla nascita de Il Sole 24 ORE, raccontando come si è evoluto il giornale in un secolo e mezzo e com’è cambiata l’Italia nel frattempo.

La seconda è che il film è finito, e questa sera ci sarà la prima. Stop. Al Teatro alla Scala di Milano. Stop. Con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, le principali autorità nazionali, i più grandi imprenditori italiani e i maggiori esponenti della finanza e della cultura. Stop.

La terza è che ho 30 anni e non ho mai indossato una cravatta nella mia vita. Mai a un matrimonio, mai in Parlamento, mai dal notaio quando ho creato un’azienda o firmato un investimento. Tanti anni fa ho promesso a un vecchio amico che l’avrei fatto per la prima volta se avessi incontrato il Papa o il Presidente della Repubblica. Ed eccoci qua. Così ho comprato una Marinella, ed ora l’unico problema resta il nodo.

Oltre alla diretta streaming sull’homepage de Il Sole 24 Ore, stasera sparo qualche foto su Instagram (@robertoesposito85), video su Snapchat (@Robbb85) e una diretta Facebook (about.Rob). Se riesco, forse guardo anche il film e parlo con gli ospiti. Il resto ve lo racconto domani.

Poco lavoro, molte tartine: i radical chic delle startup
Posted by Rob in Esperienzano comment

Poco lavoro, molte tartine: i radical chic delle startup

Quattro anni fa, quando ho cominciato a costruire la mia prima startup, andavo in giro per decine di eventi in Italia per conoscere imprenditori, giornalisti, consulenti e investitori. Tutta gente con molta più esperienza di me, considerando che io fino a quel momento avevo fatto startup solo di notte nella mia camera da letto e di nascosto durante le lezioni all’università.

Incontrai persone fantastiche, simpatiche e tutte così estremamente disponibili ad aiutarmi, a darmi suggerimenti e indicazioni su come muovermi e cosa migliorare, a proporsi come miei co-fondatori o consulenti. Mi chiesi però perché fossero lì, ogni giorno ad eventi diversi ma sempre uguali, aperitivi e networking, sedia in prima fila e puntuali ad ogni buffet, anziché al lavoro per mettere in pratica quegli stessi consigli e costruire un’impresa.

Ero un 26enne ingenuo e ambizioso, più timido e più inconcludente di adesso, e finii per credere ad alcuni di quelli che promettevano investimenti, contratti e interviste. Per come sono andate le cose, niente di grave: qualche scocciatura, attribuzioni di merito sui miei risultati, tanto tempo perso.

Oggi invece filtro con molta attenzione le attività e le persone che non valgono il tempo che gli dedico, le mie startup sono “startup” da un punto di vista anagrafico mentre sono “aziende” per risultati, posizionamento e clienti. E soprattutto partecipo a molti meno eventi. Quando ci vado, però, è bello vedere come tante cose cambiano e tante altre restano sempre uguali. Molti amici non si vedono più, alcuni ce l’hanno fatta e altri hanno avuto la lucidità di mollare e seguire altre strade, mentre tutti gli altri sono sempre lì.

Lo stesso pitch di quattro anni fa per il rivoluzionario social network “in fase di lancio”, gli stessi consigli ostentati con sicurezza, le pacche sulle spalle reciproche, le stesse promesse di investimento “tra un mese quando si apre il nuovo fondo”, i tag nelle foto di gruppo su Facebook, la presunzione di esperienza con le nuove leve e la testa bassa con chi fa l’ospite e non più il pubblico, i “ti seguo sempre, poi ti devo parlare di un progetto”. Alcuni sono diventati addirittura mentor e adesso insegnano, altri fanno i “coordinatori dell’ecosistema” o i giudici alle startup competition, e quando acchiappano l’ingenuo 26enne di turno gli strappano pure una consulenza.

D’altronde un uomo diventa un critico quando non può essere un artista. “I nuovi radical chic milanesi e napoletani” li chiama il mio advisor. Poco lavoro, molte tartine.

Melegatti Social Media
Posted by Rob in Innovazioneno comment

Il caso Melegatti, ovvero tutto quello da non fare per risolvere una crisi

Se per costruire l’immagine e la reputazione di un brand possono servire anni di duro lavoro, sapete invece quanto tempo ci vuole per distruggerla rovinosamente? Bastano 24 ore.

Fino a ieri, infatti, la Melegatti era stata al centro di tutti gli sfottò e gli epic fail della Rete, entrando a pieno titolo nella classifica delle pubblicità più brutte grazie all’improbabile confezione del nuovo panettone con la faccia di Valerio Scanu.

Stamattina, dunque, qualche esperto di gestione delle crisi avrà ben pensato di uscire dalla bufera mediatica lanciando una nuova pubblicità. Ma non una pubblicità qualunque, ce ne vuole una che sposti l’attenzione e faccia discutere: qualcosa di ironico, creativo, innovativo o legato al sociale? No, una bella foto omofoba e photoshoppata male: “Ama il tuo prossimo come te stesso, basta che sia figo e dell’altro sesso!“.

Ma allora ve le andate a cercare? Inutile aggiungere che il tono dei commenti è peggiorato, fino a far saltare #Melegatti‬ in cima ai trend di Twitter. E dunque il post è magicamente scomparso (a mali estremi, estremi rimedi) e sono intervenuti i piani alti, scaricando tutte le colpe su una presunta agenzia esterna che avrebbe lanciato le pubblicità senza autorizzazione. Licenziati in diretta, insomma.

 

Melegatti Social Media

Stavolta la soluzione poteva funzionare e il dibattito sgonfiarsi in poche ore, con qualche scusa e una figura di merda incassata male. Ma alla Melegatti fanno le cose con passione, ed è evidente che la loro forte passione sia quella per l’autolesionismo. Nei commenti, infatti, c’è qualche battuta ma anche un signore che si complimenta con l’azienda per aver riconosciuto l’errore. E una serie di utenti che lo appoggiano. Ma… un attimo… sono tutti dipendenti della Melegatti! E quello che ha scritto il commento è proprio il direttore Marketing della Melegatti!

 

Melegatti Social Media

Adesso io non metto in dubbio che il panettone Melegatti sia buonissimo, ma ho il sospetto che quest’anno a Natale per qualcuno avrà un retrogusto piuttosto amaro. Sempre se ci arriva, a Natale.

Posted by Rob in Esperienzano comment

Quando le marchette sono cancerogene

Posso capire che il povero Massimo Giletti debba inventarsi qualche marchetta per tirare un po’ di ascolti e tentare (invano) di dare un’identità alla sua trasmissione. Mi rendo anche conto che mamma Rai non gli passi il budget che può permettersi Barbara D’Urso per far piangere in diretta la cugina del nipote del cognato di qualche morto ammazzato. E infine, avendo vissuto a Napoli per dieci anni, devo confermare che alcuni napoletani – ma soprattutto i relativi amministratori – non siano il massimo in termini di senso civico, e ancora meno nel ribattere alle critiche con argomentazioni che non siano offese volgari e attacchi fuoriluogo.

Ma sta cosa di offendere Napoli e disprezzare il Meridione per farsi un po’ di pubblicità in TV è proprio vecchia, ed è un’abitudine che va tolta di mezzo immediatamente perchè può diventare la base su cui costruire delle vere e proprie aggressioni mediatiche con fini commerciali e conseguenze gravissime per chi le subisce, per chi le strumentalizza e per chi ci crede.

C’è infatti chi ne approfitta per fare la cosidetta contromarchetta, e da paladino della libertà di espressione Luigi de Magistris decide di lanciare la sua campagna elettorale con una bella querela a quel poveraccio che ha già fatto la sua figura di merda in diretta sul primo canale della tv nazionale.

Ma la cosa davvero grave che potrebbe capitare, ad esempio, è che qualche gruppo industriale abbia interesse a far passare il messaggio che i prodotti campani siano pericolosi – come se in questo modo la loro roba diventasse automaticamente più buona – e decida di cavalcare la tendenza invitando qualche giornalista a farci una bella inchiesta tendenziosa e allarmistica.

E qui nasce il vero problema: perchè se la mozzarella e le verdure sono inquinate, la pizza bruciacchiata è cancerogena, il caffè napoletano è pericoloso, la frittura è micidiale e la salsiccia non ne parliamo proprio, chi glielo dice a nonna che io da oggi dovrei mangiare solo polenta?