“Quelli di Nasedo sono temi importanti che non possono lasciare indifferente l’uomo contemporaneo, trattati con una delicatezza e una poesia dai toni pastello. A me ricordano molto gli ultimi lavori di Pasolini…”
Maurizio Salgemma (soubrette televisiva)
“..si, una volta ho visto Nasedo a Capri. I miei colleghi pensano che sono pazzo e nel bar in piazza sono stanchi di sentirmi raccontare da ubriaco questa storia. Ma non posso farci niente, è stata l’esperienza più bella della mia vita…”
Girolamo Cattannia (rappresentante di reti da pesca)
“…sono grandi, quando impareranno ad usare il pollice sono sicuro che faranno mirabili cose. Una volta per loro ho aperto una bottiglia di acqua minerale gassata. Anche se me ne avevano chiesta una minerale liscia. Non notarono però la differenza…”
Luisa Maprano (cantante lirica distratta)
“…i polipi hanno l’intelligenza di un bambino di 4 anni che abita sopra di me. Nasedo invece va ben oltre e arriva ad avere l’intelligenza di un bambino di 6 anni mongoloide che abita al palazzo di fronte, figlio di un noto pentito del cinema di consumo… li ammiro!”
Don Salvatore Piccigliotti (parroco della canzone Bocca di rosa di De André)
Storie di sarcasmo e batterie elettroniche
Luigio LoGufo intervista i SenzaAzioniInQuiete
Con il primo Episodio dei SenzaAzioniInQuiete, l’officina di Nasedo si sta dimostrando sempre più capace di sfornare prodotti validi e originali. Il disco del duo cilentano, dal titolo Wertmulleriano, “Piccoli episodi di ridotta dimestichezza umana” si dimostra efficace già al primo ascolto. Ne parliamo proprio con i protagonisti Cappana e Rob durante l’intervista che ci hanno concesso nella hall dell’albergo che li sta ospitando.
Rob: Wow mi sento una vera rock-star! Ah ah ah…
Cappana: Ma davvero ci sono persone che leggeranno ‘sta cosa? Mah…
Luigio: Certo! Ma parliamo del disco. Come è nata l’idea?
Rob: E’ stata come una folgorazione! Un lampo di genio! Un pomeriggio in spiaggia Giulio (Cappana ndr) aveva portato il basso acustico. Stava suonando mentre parlavamo del più e del meno, di alcuni nostri ex compagni di classe…
Cappana: Poi chissà perché mentre Roberto parlava io lo seguivo con il basso, lui mi ascoltava e sembrava cominciasse a parlare a tempo. Un’alchimia in piena regola!
Rob: In verità io non riuscivo a parlare e lui non riusciva a suonare perché ridevamo troppo. Quell’istante preciso è stato l’input credo. Ma l’idea di fare dei brani cantati e di registrali ci venne il giorno dopo sempre sulla spiaggia.
Cappana: Eravamo in quattro però. Noi due più Tony (il nostro bassista addizionale) e la sua ragazza
Rob: Eravamo anche organizzati meglio. Io avevo portato la chitarra e Giulio il basso e qualche percussione. Cominciammo a suonare, a sfarfugliare a ruota libera, a fare coretti imbecilli…
Cappana: A ridere era la ragazza di Tony invece. Fatto. Deciso. I pezzi si sarebbero registrati.
Rob: La sera stessa ci mettemmo al lavoro nel nostro studio Pericolo Interrogativo. Testi e musica nascevano insieme all’improvviso. Per registrali abbiamo solo dovuto levigarli un po’ ma la forma è rimasta fondamentalmente quella dell’idea iniziale. Ad un ritmo impressionante buttavamo giù le tracce…
Luigio: I dieci brani della scaletta contengono tante citazioni dei vostri gruppi ispiratori rendendo difficile catalogare il disco sotto un’etichetta unica. Voi come definite la vostra musica?
Rob: Riguardo le citazioni, non potevamo fare a meno di render omaggio a gruppi come CCCP, Offlaga Disco Pax e ad artisti come Donatella Rettore, Max Gazzè per citarne solo alcuni. Siamo cresciuti con la loro musica e non potevamo fare a meno di condividere la loro visione formale dei pezzi.
Cappana: E’ una sorta di cinico-rock. Sono brevi racconti in cui la musica è subordinata alle parole. In questo senso credo sia quasi un disco politico…
Luigio: Cinico-rock?
Cappana: L’ape della copertina da sola e stanca che vaga in uno scenario post-atomico è l’emblema di ciò che è il nostro messaggio finale, lo scopo dei nostri lavori: è il senso di smarrimento che prova l’uomo moderno catapultato in una società sempre più spersonalizzante che non ha scelto lui ma che è dell’epoca in cui vive.
Rob: Chiedersi cosa è giusto e cosa è sbagliato non ha più senso. Siamo vittime di una libertà opprimente. O forse apparente…
Cappana: Il cinismo ci appare come l’unica via di salvezza. Descriviamo rapidi spaccati di persone utilizzando batterie elettroniche e humor nero che speriamo facciano da stimolo per l’insidiarsi dei dubbi nella mente di chi ascolta.
Rob: Evitiamo di schierarci non per codardia ma per scelta consapevole e sofferta. Alla dittatura del punto esclamativo ci opponiamo con interrogativi inevasi!
Cappana: Cerchiamo di far accettare serenamente il fatto che possa esistere anche il nulla invece di accomodarci sempre tra false certezze rassicuranti.
Rob: Consapevoli di ciò restiamo meravigliati di fronte a coloro i quali ancora si ostinano a voler essere incapaci…
Luigio: Cosa significa?
Rob: Non lo so, è questo il punto.
Luigio: Progetti per il futuro. Cosa bolle nel calderone dei SAIQ?
Cappana: Stiamo lavorando a dei nuovi pezzi per il prossimo album. Abbiamo contatti per molte collaborazioni interessanti. In più è iniziato anche il tour. Vorremmo offrire qualcosa che non sia il solito concerto ma qualcosa di più e le prove proseguono a ritmi serrati.
Grazie a Rob e Cappana dei SAIQ per l’intervista, li seguiremo sicuramente ai live!
Storie di sarcasmo e batterie elettroniche
Luigio LoGufo intervista i SenzaAzioniInQuiete