Abitualmente la gente mi chiede cos’ho nella testa. Per quale motivo penso, per quale motivo dico, per quale motivo faccio determinate cose. Di tanto in tanto qualcuno mi trova originale, molta più gente invece preferisce l’aggettivo strano. Ecco cos’ho in testa:

 

Quoziente intellettivo > 148

In base ai risultati dei test effettuati dal Mensa, nota associazione internazionale che raccoglie le persone con il più alto quoziente intellettivo, rientro nel 2% delle persone più intelligenti del pianeta, con un Quoziente di Intelligenza superiore a 148. In particolare, il mio profilo psicologico/caratteriale pare essere caratterizzato da grande curiosità, passione per lo studio senza particolari eccessi, ricerca del massimo obiettivo col minimo sforzo, forte creatività, frequente ricorso al “pensiero laterale”, sviluppata attitudine al “problem solving”.

 

Tachipsichismo

Nel linguaggio medico, il tachipsichismo [ta-chi-psi-chì-ʃmo] rappresenta l’ideazione rapida e vivace, causata da un’accelerazione abnorme dei processi psichici, in particolare delle associazioni mentali, che si riscontra anche in alcuni stati psicopatologici, come l’eccitamento ipomaniacale e maniacale.

Si distinguono due biotipi psichici fondamentali in mezzo alla moltitudine sterminata di caratteri umani: il tipo a mentalità lenta e stabile (bradipsichico) e il tipo a mentalità veloce e instabile (tachipsichico). Nel tachipsichico il ricambio delle cellule cerebrali è celere, quindi la produzione e il consumo di energia sono rapidi: di conseguenza, le cellule cerebrali sono sempre ricche di riserve nutritizie, perciò la velocità nella formazione delle associazioni, e quindi la modalità del pensiero, è notevolmente accelerata. Egli è caratterizzato da un eccesso di emotività e di sensibilità psichica e pensa in maniera estremamente rapida: che si parli di lista della spesa o dei massimi sistemi, arriva alle conclusioni sempre prima delle altre persone.

 

Basso livello di inibizione latente

L’inibizione latente è una caratteristica del cervello che consiste nella capacità di filtrare e bloccare gli stimoli provenienti dall’ambiente e le informazioni irrilevanti per la sopravvivenza, in modo che ciò che viene considerato inutile dal cervello possa essere ignorato e silenziato. L’inibizione latente serve al cervello per discriminare tra i tantissimi stimoli che gli arrivano dall’esterno ed evitare il rischio di esserne sommerso (a volte inibendo persino la formazione della memoria): se non riuscissimo quotidianamente a bloccare la maggior parte di questo “rumore di fondo” non potremmo funzionare come individui, perché saremmo sopraffatti da un’enorme mole di stimoli che manderebbero il cervello in sovraccarico di informazioni.

Un basso livello di inibizione latente è stato più volte associato alla psicosi ma, quando questo è associato ad un soggetto con buona intelligenza e forte memoria, allora il soggetto è un genio creativo. Le persone più originali e creative, infatti, dimostrano i livelli più bassi di inibizione latente: questo vuol dire che vengono a contatto con un flusso di stimoli ambientali molto maggiore degli altri. La bassa capacità di filtrare gli stimoli era già da tempo conosciuta come un fattore legato alla psicosi, ma le ricerche condotte dimostrano invece che questo fattore, associato ad un quoziente intelettivo elevato e alla capacità di pensare contemporaneamente a cose diverse, può contribuire alla modalità di pensiero originale, cioè alla creatività.

Le personalità creative, in sostanza, hanno una mente più porosa della norma e filtrano meno bene le informazioni. Queste, una volta raggiunta la coscienza, possono causare strane percezioni, far sentire voci o vedere persone immaginarie, ma si pensa che questa mancanza di inibizione cognitiva sia anche al centro della formazione di idee nuove. Queste persone sono attratte dalla complessità e hanno la capacità di gestire ciò che è in conflitto. Sono in genere estremamente motivate, forse persino un po’ ossessive. I soggetti meno creativi, al contrario, hanno la tendenza all’irritabilità se non riescono a combinare subito tra loro tutti gli elementi e non tollerano la confusione.

A volte però, c’è un prezzo da pagare: per secoli, il talento creativo è stato spesso associato alle malattie mentali. Kay Redfield Jamison, scrittore e psichiatra all’Università Johns Hopkins a Baltimora, ha scoperto che gli artisti affermati hanno una certa tendenza a sperimentare disturbi dell’umore. Allo stesso modo, alcune caratteristiche della schizofrenia sono tendenzialmente più presenti nelle persone creative.