Intervista di Fabio D’Avino per “Settimo Potere”
Lui è l’uomo dei record, diventato famoso col post su Facebook più commentato al mondo. Dopo l’impresa, è stato per settimane al centro dell’attenzione dei media. I giornali, le radio e la rete avevano soltanto occhi per lui. E non solo loro, visto che in soli tre giorni ha ricevuto decine di proposte di lavoro. Non è il solito nerd. Roberto Esposito, con il suo “smanettare”, si mantiene gli studi e si guadagna da vivere.
Rob ha la capacità di riuscire a direzionare migliaia di persone verso una meta precisa in rete. Su Facebook, la sua pagina fan è arrivata a 36mila “mi piace”, per non parlare delle altre due “Cinismo, insensibilità, humour nero e altre cose che si mangiano” che ne ha quasi 43mila e la pagina “Figure di merda” che ne ha addirittura 650mila. In molti credono che sia un nullafacente. In realtà, lui lavora col web da quando aveva 14 anni, riuscendo a costruire siti di successo per poi rivenderli ed investire i soldi in altri progetti. Tanta creatività al servizio di un ottimo fiuto imprenditoriale.
Abbiamo incontrato Rob, focalizzando l’attenzione sulla sua identità professionale. Per il mago del web la rete non ha più segreti. Una competenza maturata dopo anni di studio. Ed a noi ha svelato le dinamiche – e qualche trucco – per il successo.
Il Mattino ha dedicato un articolo al tuo record entrato nel guinness dei primati: il post su Facebook con più commenti al mondo. Una bella soddisfazione, una vera impresa. Però, non tutti la pensano così. Alcuni lettori hanno lasciato commenti che ti accusano di essere “un figlio di papà”, invitandoti ad andare a lavorare. Cosa significa per te questo record e come rispondi a queste persone che ti insultano?
Credo che spesso le critiche, se fatte in modo costruttivo, siano molto più utili dei complimenti poiché pongono l’attenzione sugli aspetti da rivedere e migliorare. I due commenti negativi apparsi sotto all’articolo de Il Mattino, invece, non criticano nulla ma semplicemente sostengono – basandosi solo sulla fantasia dei loro autori – una tesi immotivata e opposta ai dati oggettivi riportati nell’articolo: mi invitano ad andare a lavorare quando porto avanti 4 lavori paralleli, mi accusano di essere un “figlio di papà” quando nell’articolo si specifica che mi finanzio gli studi da fuorisede e che sono economicamente indipendente da molti anni (e comunque non sono solo figlio di papà, ma anche di mammà). Sarebbe bastato consultare il mio sito ufficiale per capire chi sono e scoprire che si trattava, oltre che di un gioco, di una precisa strategia di webmarketing non convenzionale, studiata e pianificata in dettaglio per essere non un fine ma un mezzo in grado di raggiungere dei risultati ben delineati.
Analizzando questi commenti negativi da un punto di vista strategico, invece, devo riconoscere che hanno avuto più effetti positivi che negativi: mentre prima la gente si limitava a leggere l’articolo, ora si sente in dovere di ribattere a quelle accuse. Di conseguenza, ai due commenti negativi, sono seguiti altri nove commenti di risposta – che ben rispecchiano il mio pensiero – scatenando così una discussione che favorisce la visibilità e aumenta le letture dell’articolo.
La società, con i new media, sta cambiando, e con lei anche il mondo del lavoro. In base ai tuoi progetti passati, a quelli presenti e a quelli futuri, credi che la tua possa essere una figura professionale nuova, importante anche per le aziende che, in un’era in cui saper sfruttare la rete è fondamentale, hanno bisogno di persone come te per emergere?
Nel mondo del lavoro, piattaforme digitali come i social network (Facebook in primis) hanno cambiato radicalmente la produzione e il consumo dei contenuti. In questo senso, credo che la rete avrà un’incidenza sempre maggiore nella realizzazione di qualsiasi progetto aziendale, artistico o commerciale rivolto al pubblico. Con il predominio del web su tutti gli altri mezzi di comunicazione, ogni singolo imprenditore ha la possibilità di continuare a gestire la sua piccola rete commerciale oppure trasformarla in un vero business. Tramite Internet tutto questo diventa possibile: anche un piccolo caseificio può trasformarsi in una grossa azienda se trasferisce online il proprio commercio e inizia ad esportare i suoi prodotti tipici in tutto il mondo. Di conseguenza, già da diversi anni una figura che agisca in questa direzione è fondamentale per ogni società che voglia essere competitiva e rivolgersi al pubblico in modo efficace.
Con il ddl sulle intercettazioni sta effettivamente succedendo qualcosa. Tu che conosci così bene gli utenti del web, credi che in Italia possa esistere un sistema che possa censurare internet senza che gli utenti si ribellino?
Io temo che gli italiani siano pigri (perfino sul web) e che, dopo aver fatto qualche scenata che non si traduce in fatti, preferiscano adattarsi alle limitazioni che gli vengono imposte pur di non ribellarsi. Poche persone hanno la capacità di credere e proporre delle grandi idee di cambiamento, ma spesso finiscono con l’essere scoraggiate o fraintese dagli stessi che dovrebbero appoggiarli, prima ancora di coloro a cui si oppongono. Il ddl sulle intercettazioni è solamente la punta dell’iceberg e, per evitarmi una querela, preferisco dirlo attraverso le parole del grande maestro Mario Monicelli: “Gli italiani, gli intellettuali, i giornalisti, gli artisti sono poco coraggiosi. Lo sono sempre stati: sono stati 20 anni sotto un governo fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù. Gli italiani di oggi assomigliano a quelli di allora: vogliono che qualcuno pensi per loro. E poi se va bene, va bene… se va male, è colpa sua. Il ritratto di Gassman e Sordi della “Grande guerra” non è tanto distante dai ritratti degli italiani che abbiamo affianco: in un certo senso, loro c’avevano una spinta personale, un orgoglio, una dignità della persona che noi abbiamo perso completamente. Non lo so come finisce questo film. Io spero che finisca in una specie di… quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella Rivoluzione. Non c’è mai stata in Italia: c’è stata in Inghilterra, c’è stata in Francia, c’è stata in Russia, c’è stata in Germania. Dappertutto meno che in Italia. Qui ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo, che è sempre stato sottomesso: è trecent’anni che è schiavo di tutti. Ma il riscatto non è una cosa semplice: è doloroso, esige anche dei sacrifici”.
Dopo il record, sei stato ospite di Radio Kiss Kiss, dove hai fatto uno scherzo in diretta a Francesco Facchinetti ed a Pippo Pelo. Per farti perdonare hai portato la loro pagina di Facebook a più di 5000 fan. Come fai ad essere talmente sicuro da scommettere che migliaia di persone andranno su una pagina da te segnalata? Aiutandoti, tra l’altro, a vincere una dura sfida…
Ho accettato la scommessa di Radio KissKiss, sicuro di poterla vincere, perché negli anni sono riuscito a creare un consistente gruppo di utenti che si tiene aggiornato e segue costantemente le mie attività in rete. In gergo si chiama “fidelizzazione”e soprattutto sul web, l’ambiente più dinamico e frenetico che esista, poter contare su un buon numero di seguaci è un fattore fondamentale se si vogliono ottenere dei risultati concreti. Un sito o un blog senza iscritti molto raramente riesce a decollare e a garantirsi un livello stabile di utenti, perché i suoi contenuti si dissolvono nell’oceano del web subito dopo la pubblicazione. Sarebbe come stampare un giornale ma conservarne tutte le copie all’interno della redazione, disponibili solo per I lettori che casualmente si trovano a passare. Al contrario, ogni meccanismo editoriale o commerciale, dopo la creazione del prodotto, ha bisogno che questo venga distribuito per farlo conoscere al pubblico e convincerlo all’acquisto. Permettere l’iscrizione a chi apprezza un contenuto significa assicurarsi un bacino di abbonati che leggeranno sicuramente i nuovi contenuti e saranno più portati a condividerli con altri utenti, innescando così una reazione a catena che ne agevola la diffusione. Ovviamente non basta sapere cosa fare, ma bisogna essere in grado di attuarlo in modo efficace: ciò significa conoscere il proprio target di utenti e la psicologia del web che li muove, capire come rivolgersi al pubblico per stimolarlo ad agire in una determinata direzione (click per leggere il contenuto, acquisto online, condivisione con gli amici, visualizzazione di un video, ecc.) e infine poter delineare una strategia d’azione che ne tenga conto. Un po’ come studiare l’avversario, il terreno di battaglia e le varie condizioni della sfida per individuare poi l’arma più efficace.
Tornando a Radio KissKiss, sabato scorso i due conduttori hanno rilanciato la sfida: se fossi riuscito, in una settimana, a portare la pagina Facebook della loro trasmissione a 10.000 iscritti, mi avrebbero permesso di condurre una rubrica settimanale in radio. Grazie a quello che ho spiegato sopra, sono bastati 5 giorni.
Non hai paura che il web e i tuoi sostenitori un giorno potranno abbandonarti per il prossimo fenomeno di turno? Hai già in mente qualche idea per “professionalizzare” la tua attività in rete, in modo da avere garantita una continuità nel tempo?
Non mi spaventa il pensiero che la gente possa disinteressarsi alla mia iniziativa perché ho sempre saputo che sarebbe avvenuto e quindi ne ho tenuto conto fin dall’inizio. Da analista e studioso del web, sono ben consapevole del fatto che la Rete vive di eventi che svaniscono in poco tempo, se questi non sono supportati o basati su un brand stabile e duraturo. Dunque, l’obiettivo di questa iniziativa è solamente di ottenere visibilità a breve termine, attirando l’attenzione dei media e degli utenti in modo che io possa poi convogliarla verso ciò che intendo realmente promuovere: in questo caso, lo scopo era di creare rafforzare il brand che sto creando su me stesso, come garanzia di qualità ed efficacia delle mie idee, e successivamente sfruttare questo personal branding per avvantaggiare il lancio dei miei progetti futuri, in particolare la web startup che sto creando.
Per i meno esperti, una web startup è una piccola società – ancora in fase embrionale – che ruota attorno ad un prodotto in rete (così come, ad esempio, tutte le attività commerciali di società come YouTube e Facebook ruotano attorno ai rispettivi siti web). Da diversi mesi sto lavorando ad un’idea per un grosso progetto imprenditoriale legato al web e da questa estate, insieme ad un piccolo team di sviluppatori, sta finalmente diventando realtà. Attualmente siamo in tre e, mentre procediamo allo sviluppo con la speranza di lanciare la piattaforma a fine anno, ci stiamo occupando della ricerca di investitori potenzialmente interessati ad acquistare una quota del progetto per finanziarne le prime spese.
Tu che di scommesse te ne intendi, ti sentiresti di farne una adesso?
In verità, tutta la statistica che studio mi impone di non tentare mai la fortuna con scommesse o lotterie. Quelle che io comunemente maschero come scommesse sono sempre azioni o strategie pianificate nel dettaglio per seguire una precisa direzione e raggiungere un obiettivo. Una sfida però ve la propongo comunque: scommettiamo che entro un anno da ora sentirete ancora parlare sui giornali di qualche mia idea?
a cura di Fabio D’Avino
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