La relazione tra cittadini e istituzioni rappresentative è in uno stato di profonda crisi, come raccontano – più di ogni altra cosa – i dati in perenne calo del numero dei votanti a ogni tornata elettorale, ultima delle quali (e particolarmente indicativa) quella delle elezioni regionali in Emilia Romagna. Un fenomeno di disaffezione esteso a livello globale, caratterizzato dalla distanza tra rappresentanti politici e comunità che diventa sempre più marcata. La richiesta di trasparenza delle procedure e nell’uso dei fondi, la chiarezza circa gli obiettivi e la misurabilità dell’efficacia delle azioni della politica sono il mantra di tutti i cittadini ansiosi di potersi rapportare nuovamente in modo costruttivo alla “cosa pubblica”, partecipando in prima persona e impegnadosi direttamente.

In questo senso il crowdfunding civico offre una concreta opportunità per tutte le amministrazioni pubbliche che sentono l’esigenza di vivificare e rinvigorire il rapporto con i membri della comunità, sulla base di un dialogo costruttivo e trasparente. Il “civic crowdfunding” (o crowdfunding civico) è una raccolta fondi sul web attivata da enti pubblici e comunità territoriali per sollecitare progetti di impatto sulla realtà locale, dagli interventi di recupero, restauro e riqualificazione all’acquisto di beni strumentali di uso comune. La struttura stessa del crowdfuding è perfetta per rispondere a tutte le esigenze indicate: la descrizione del progetto deve essere accurata e completa per poter essere convincente, mentre gli autori sono tenuti a mettersi in piazza in modo diretto, impegnandosi e chiedendo a propria volta l’impegno dei cittadini. Il controllo pubblico è garantito dalla indicazione dell’obiettivo economico da raggiungere e dall’elenco delle voci di spesa da coprire, oltre che dalla trasparenza totale sul flusso delle donazioni e dal vincolo di destinazione della somma raccolta alla realizzazione del progetto, definito per obiettivi espliciti e non fraintendibili. Lo strumento si completa nella parte che ogni piattaforma di crowdfunding dedica all’interazione tra autori e sostenitori, attraverso strumenti per il dialogo e un blog dedicato all’aggiornamento sui progressi e lo stato dell’arte.

E’ proprio il dialogo la chiave di volta del crowdfunding civico, che si propone come un’ulteriore evoluzione – in chiave finanziaria – di una serie di fenomeni di crowdsourcing sempre più accreditati a livello internazionale, generati da comunità spontanee che si aggregano attorno a idee e attività che possano migliorare l’ambiente urbano e lo stile di vita di un territorio. E’ il caso di movimenti – diffusi a livello globale – come quello di “100 in un giorno“, che è partito da Bogotà e ha coinvolto sulle ali dell’entusiasmo città come Montreal e Madrid. Il manifesto informale prevedeva che i cittadini mettessero in atto un singolo intervento che sistemasse delle piccole cose nella propria città (es. ripulire un’area verde, piantare dei fiori, ecc.) impegnandosi in prima persona. L’obiettivo era quello di “sommare” cento piccole azioni in una massa critica in grado di migliorare sensibilmente la città. Questione di spirito giusto e capacità di mobilitazione, dunque.

Tornando indietro nella memoria, uno dei primissimi “casi” di crowdfunding che si ricordi – e di crowdfunding civico in particolare – fu quello della Statua della Libertà, regalata dal governo francese a quello americano agli inizi del ‘900. Al momento di ricevere il dono, emerse infatti il problema della sua installazione, poiché la piattaforma necessaria aveva un costo di circa 100.000 dollari dell’epoca. Nacque così una campagna di raccolta fondi attraverso i giornali, che portò oltre 100.000 donatori a contribuire per un totale che superò i 120.000 dollari complessivi. Il messaggio – percepito in tutta la nazione – era l’intenzione di erigere un simbolo che non fosse solo della città di New York, ma che identificasse l’intero Paese agli occhi del mondo. Un trionfo civico nel nome del bene comune, per l’appunto, al di là della retorica.

Gi esempi non mancano dunque, e nemmeno gli strumenti. Rimane solo da augurarsi che la politica, in particolar modo a livello territoriale e amministrativo, voglia e sappia approfittarne interpretando nel modo giusto e più fruttuoso un percorso di dialogo chiaro con i cittadini.