Uno degli sport più praticati dagli italiani sotto i 30 anni è la lamentela. Ultimamente va particolarmente di moda la lamentela sul mondo del lavoro: in qualunque luogo fisico o virtuale, talk show o social network, migliaia di esperti di disoccupazione si sfidano nell’arte della lamentela e delle sue varianti (pianto greco, lacrime napulitane, è colpa di Ignazio Marino), accartocciandosi in appassionanti dibattiti e denunce sociali su questa povera generazione di giovani disoccupati.

In molti casi, parlare di disoccupazione è diventato un vero e proprio lavoro, con tanto di retribuzione e aneddoti da repertorio. Il più apprezzato è quello di tutti quei camerieri plurilaureati che in Italia erano stati scartati perchè analfabeti mentre negli Stati Uniti sono stati assunti come ingegneri aerospaziali, guadagnano 20mila euro al mese e hanno curato il cancro: è una storia che puoi ripubblicare ogni settimana in tutte le salse (“Spazzacamino italiano poco apprezzato espone le sue mani sporche al MoMA”, “Estetista licenziata in Italia diventa Papa in Groenlandia”, “Laureata in scienze della comunicazione si presenta da Google col curriculum in formato europeo e viene rifiutata pure là”) e ricevere sempre tantissimi click e messaggi di indignazione!

Oggi proviamo quindi a capovolgere la questione a guardarla da un altro punto di vista: il mio. Non perchè io sia più intelligente degli altri (lo sono), ma perchè ho disperatamente bisogno di assumere almeno 3 persone a DeRev e dall’inizio del 2015, su oltre 180 candidature spontanee ricevute dalla mia azienda, non sono ancora riuscito a trovare nessuno.

Così mi sono chiesto il motivo e ho fatto un’analisi per capirne le cause: laurea, specializzazione, master, esperienza lavorativa, competenze tecniche? No, a quello non ci siamo nemmeno arrivati. I motivi per cui nessuno dei 180 candidati è stato assunto nella mia azienda sono i seguenti:

  • Il candidato non sa scrivere correttamente in lingua italiana;
  • Il candidato non possiede le conoscenze elementari di cultura generale (es. nome del Presidente del Consiglio, elenco delle regioni italiane, numero di satelliti naturali della Terra, operazioni matematiche di base);
  • Il candidato non possiede alcuna conoscenza della lingua inglese;
  • Il candidato non conosce il nome dell’azienda per cui sta facendo il colloquio;
  • Il candidato si presenta al colloquio con 40 minuti di ritardo e si pone con atteggiamento annoioato e maleducato;
  • Il candidato non sa per quale posizione lavorativa ha inviato la propria candidatura;
  • Il candidato non conosce il settore di competenza dell’azienda e nessuna delle attività o dei servizi che offre;
  • Il candidato chiede quale sia il compenso previsto ancora prima di iniziare il colloquio e di conoscere ruoli e mansioni;
  • Il candidato si dichiara “disposto ad accettare” l’offerta di lavoro solo in caso di estrema flessibilità di orario.

Tirando le somme, con tutto questo discorso cosa voglio dire: che siete degli idioti. Ma se non lo siete, venite a lavorare con me: http://blog.derev.com/jobs.