La crisi dell’editoria for dummies

I più autorevoli giornali italiani mi chiedono di pagare 99 centesimi per poter guardare un video che hanno rubato da YouTube senza autorizzazione e senza citarne la fonte, ripubblicato con 30 secondi di pubblicità ad alto volume – che non si può né saltare né zittire – e condiviso su Facebook con una frase ad effetto suspense e un finto tasto Play per ingannare i lettori facendogli credere che sia un video nativo e non un link che rimanda al loro sito.

Questo invece è l’articolo del The New York Times sulla tragedia del ponte Morandi di Genova: www.nytimes.com/interactive/2018/09/08/world/europe/genoa-italy-bridge-italian.html. Apritelo anche se non vi interessa l’argomento: leggete, notate la qualità dei contenuti e delle ricostruzioni, scorrete tutta la pagina, guardate quanto è importante l’impaginazione e che impatto ha sulla percezione complessiva.

Quindi io sarei disposto a pagare ben volentieri un abbonamento per leggere contenuti di qualità ma, senza voler generalizzare, voi dovete prima imparare a creare articoli come questo. E vi garantisco che allora i click sulle pubblicità e le iscrizioni a pagamento arriveranno in modo spontaneo e meritato, senza bisogno di gossip, gattini e clickbait. Netflix ne è la prova.

Ogni volta che non riuscite proprio a spiegarvi perché l’editoria e il giornalismo siano in crisi, questa è la risposta.