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	<title>All that you can&#039;t leave behind &#187; amico</title>
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	<description>Blog ufficiale di Roberto Esposito</description>
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		<title>लानत पाद्री पीआईओ</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 23:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì scorso ho trovato un nuovo amico. Non conosco il suo nome però, quando si è fermato ad un metro da me per sorridermi senza motivo, immobile e con entrambe le braccia stese lungo i fianchi, ho capito che avrebbe potuto contare su di me. Credo che abbia più o meno 40 anni, portati male. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-773" style="border: 0pt none;" title="India" src="http://www.robertoesposito.com/wp-content/uploads/2010/07/India-121.jpg" alt="" width="560" height="400" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovedì scorso ho trovato un nuovo amico.</strong></p>
<p style="text-align: center;">Non conosco il suo nome però, quando si è fermato ad un metro da me per sorridermi senza motivo, immobile e con entrambe le braccia stese lungo i fianchi, ho capito che avrebbe potuto <strong>contare su di me.</strong></p>
<p style="text-align: center;">Credo che abbia più o meno 40 anni, portati male. Un metro e sessanta, capelli neri e lunghi baffi, camicia hawaiana e un passaporto indecifrabile tra le mani, blu con scritte dorate in bassorilievo. Dall&#8217;aspetto e dal colore della sua carnagione ho immaginato che fosse pakistano fino a quando, indicandosi il petto con una mano, non ha cominciato a dirmi &#8220;<em>Ai India, Ai India, Ai India, Ai India, Ai India, Ai India, Ai India, Ai India, Ai India, Ai India, Ai India, Ai India, Ai India</em>&#8221; ripetendolo per questo esatto numero di volte.</p>
<p style="text-align: center;">Così, dopo aver tentato invano di parlare, è rimasto in piedi di fianco a me con le mani unite, senza dire una parola. E siamo stati lì almeno 15 minuti: io fermo per i fatti miei e lui ad un metro, leggermente più indietro, a guardarmi e guardarsi intorno <span style="text-decoration: underline;">sorridendomi </span>solo quando mi voltavo verso di lui. Non appena ho raccolto lo zaino per avviarmi sul treno, lui si è precipitato a prendere la sua valigia e poi, con passo svelto, mi ha raggiunto e si è messo a camminare al mio fianco. Arrivati in carrozza, sono scalato di qualche posto per arrivare al finestrino e gli ho fatto segno di <em>via libera</em>, lasciandogli intendere che poteva venirsi a sedere senza timore di disturbarmi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Piedi stretti, schiena dritta e mani sulle gambe.</strong> Di tanto in tanto gli lanciavo un&#8217;occhiata ma mi scappava da ridere senza motivo. Lui invece un motivo per sorridere ce l&#8217;aveva e stava lì ad osservarsi intorno a 360°, scrutando da entrambi i lati, poi a terra e infine al soffitto. E continuava a sorridere emozionato, oscillando un pò la testa come un bambino in viaggio verso Disneyland o come me quando atterrerò al <em>LAX</em>.</p>
<p style="text-align: center;">Entrambi aspettavamo l&#8217;occasione giusta per iniziare a parlare ma, appena pronunciata la prima frase, ho capito immediatamente che non conosceva neanche una parola di italiano nè di inglese. E ovviamente lui ha iniziato a discutere nella sua lingua madre come se fossimo stati davanti ad un bar e soprattutto come se io avessi avuto almeno una vaga idea di che lingua stesse parlando. In un modo o nell&#8217;altro è riuscito a farmi capire la sua destinazione, così mi ha chiesto di avvertirlo quando sarebbe dovuto scendere. Gli ho risposto di non preoccuparsi, che me ne sarei occupato io. Poi è riuscito a dirmi che il suo cellulare era quasi scarico: dopo qualche minuto infatti, ha tirato fuori una penna e ha cominciato a scriversi alcuni numeri sulle mani, in modo da poterli chiamare anche se il telefono si fosse spento.</p>
<p style="text-align: center;">Gli ho fatto segno di fermarsi un secondo, ho aperto lo zaino e lui ha allungato la testa, curiosissimo di vedere cosa stessi per tirare fuori. Così ho strappato e gli ho regalato una pagina del mio libro di <em>Tecniche di Simulazione di Volo</em>, facendogli capire che poteva usare quella al posto delle mani per appuntarsi i numeri. Quando gli ho detto che sarebbe dovuto scendere, lui ha preso tutti i suoi bagagli e poi è rimasto lì a ringraziarmi fino a qualche secondo prima che le porte si richiudessero. Ripetendo qualcosa di indecifrabile seguita da <em>Thank you</em>, mi ha così insegnato che nella sua lingua <em>Grazie</em> si dice <strong>धन्यवाद</strong>.</p>
<p style="text-align: center;">Io invece non posso che sperare che all&#8217;esame di giovedì non mi venga chiesto proprio qualcosa scritto in quella pagina, che poi erano due facciate sulla parametrizzazione basata sui quaternioni di rotazione finita.</p>
<p>
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