Facebook, abbiamo un problema. Anzi, ormai è quasi un’emergenza, perché l’abbiamo sottovalutato in questi anni e adesso sta facendo parecchi danni. Fake news, razzismo, omofobia, ignoranza e complottismo derivano quasi sempre da una cosa in comune che è la scarsa educazione digitale, e cioè il fatto che le persone utilizzano Internet e i social network senza essere in grado di usarli.

In questi anni, complici quattro buffoni in politica e in TV, abbiamo sdoganato l’idea che il web sia una zona franca e che si possa aggredire, offendere e diffamare qualcuno senza che ci siano conseguenze. Abbiamo sdoganato l’idea che chiunque possa definirsi esperto di qualsiasi argomento, e che non servano anni di studio e competenze per potersi esprimere su argomenti anche molto delicati come i vaccini o il cambiamento climatico.

E la cosa paradossale è che, per la prima volta nella storia, sono i figli a dover educare i padri. Perché i giovani sul web ci sono nati, e magari hanno avuto anche l’opportunità di studiare e di viaggiare in altri paesi e continenti del mondo, imparando così come ci si comporta in una comunità – online o offline che sia – ma sempre fatta di persone con etnie, culture, gusti sessuali e opinioni diverse. Hanno imparato a confrontarsi, a rispettare e ad accogliere la diversità come un valore. I secondi invece si sono ritrovati con uno smartphone in mano, pensando che Internet fosse Facebook e che Facebook fosse un videogame in cui tutto è concesso.

Quindi è proprio agli adulti che voglio spiegare un paio di cose:

Prima di tutto, assumetevi le responsabilità di quello che dite, scrivete e pubblicate online. Nascondersi dietro ad uno schermo poteva funzionare 20 anni fa, quando sul web si usavano i nickname e regnava l’anonimato. Oggi invece ognuno di noi ha un nome, un cognome e presto avrà pure un’identità digitale certificata. Quindi il tempo dell’impunità è finito: oggi la diffamazione via web vale quanto quella a mezzo stampa, e non c’è più nessuna differenza tra quello che pubblicate su Facebook e quello che dichiarate quando salite su un palco, scrivete su un giornale o andate in TV.

Internet non è un gioco o una realtà parallela, ma uno strumento per comunicare con milioni di persone, che anzi ha una diffusione molto più ampia dei media tradizionali e una traccia indelebile che resta per sempre, per cui a maggior ragione dobbiamo stare attenti e non esprimerci in maniera impulsiva e a non parlare di cose di cui non siamo certi.

Secondo, se volete stare in mezzo alla gente, dovete imparare a comportarvi in maniera educata, civile e ad avere rispetto per gli altri. Non si capisce perché quello che considerate sbagliato o pericoloso da fare nella realtà dovrebbe essere invece concesso o considerato meno grave sul web.

Probabilmente nessuno di voi salirebbe su un palco con altri medici a parlare di staminali, vaccini o terapie anticancro. E allo stesso modo, se siete aggressivi o molesti in una scuola, in un teatro o in un gruppo di amici, verreste rimproverati, allontanati e alla peggio pure denunciati. Se invece sui social vi sentite liberi di farlo è, ancora una volta, perché non avete mai ricevuto nessuna educazione al digitale. Spesso basterebbe solo un po’ di buonsenso ma nel dubbio, quando non sapete come comportarvi, chiedetevi se quello che state per scrivere è ciò che direste ad una cena di fronte ad altre persone che non conoscete.

E infine, studiate, leggete con più attenzione e cercate di non cascarci sempre. Siamo davvero stanchi di ritrovarci ogni giorno davanti agli occhi tutta la spazzatura che condividete e commentate senza nemmeno averla letta. Educazione digitale vuol dire anche imparare a leggere il contenuto di una notizia e non solo il titolo, vuol dire verificare da che fonte proviene per capire se la notizia è vera e autorevole. E soprattutto a non cadere sempre e comunque in tutte le provocazioni di fake news, troll, gruppi e politicanti vari che ogni giorno vi muovono come un gregge di pecore tirando fuori il peggio di ognuno di voi.

Ed ora, proprio mentre registro questo video e sta pure tramontando, mi rendo conto che probabilmente verrà visto da tutti tranne che da quelli a cui mi rivolgo e che avrebbero più bisogno di ascoltarlo. Per questo motivo, glielo somministriamo in un altro modo, quasi una supposta: se tra i vostri amici o contatti c’è qualcuno che, secondo voi, avrebbe bisogno di ricevere questi suggerimenti, allora vi chiedo di condividere questo video con una bella didascalia, e anche se non potrete taggarlo direttamente magari gli capiterà di guardarlo, di riconoscersi e – chissà – anche di imparare qualcosa.

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