Malawi, tutto quello che è successo e che dovete sapere

Isaiah non è stato eletto, ma abbiamo vinto.

Da qualche anno, ormai, ho scelto di adottare una piccola regola di vita: dedicare un’ora al giorno ad un progetto collaterale, che non produca alcun tipo di profitto ma che generi solo valore, per me e per gli altri. È così che sono nati Guinness World Records, libri, video, ed è così che nasce anche l’avventura nel Malawi.

Lo scorso febbraio, quando tutti erano concentrati sulle europee, io mi sono lasciato affascinare dai sistemi politici stranieri ed ho iniziato a studiare come funzionano le elezioni in Africa. Mi sono poi chiesto se fosse possibile influenzare l’opinione pubblica fino a cambiare l’esito delle elezioni. In modo legale, intendo. Ad esempio, prendere uno sconosciuto per strada e trasformarlo in un candidato politico al pari degli altri leader di partito, riuscendo magari anche a farlo vincere. La risposta è ovviamente sì. Devi conoscere il terreno di gioco per pianificare ogni azione in modo impeccabile, trovare un candidato non dico in gamba ma almeno credibile, che si fidi e ti dia ascolto su tutto, e poi investire tanti soldi per amplificare la sua voce, mettendo in piedi un team che sia un commando militare più che un comitato elettorale. Strategia, soldi e persone.

Se invece vuoi farlo in tre mesi e senza un centesimo, in un continente con un sistema sociale e politico totalmente diverso da quelli occidentali, comunicando solo tramite Whatsapp con un ragazzo che non hai mai conosciuto di persona, che non ha mai fatto politica, che non ha un conto in banca, e che vive in una capanna di paglia e fango senza acqua potabile nel terzo Paese più povero al mondo, dove il 98% della popolazione non ha Internet e il 92% non ha neanche l’elettricità, allora la risposta è no. È impossibile.

Nell’istante in cui l’ho capito, io ho deciso di farlo. Non con la presunzione di riuscire comunque a farlo eleggere, ma scartando in partenza l’idea di vincere e iniziando a progettare una campagna elettorale che fosse uno specchietto per le allodole per raggiungere un secondo fine più utile e ambizioso, l’unico possibile con le risorse economiche (zero euro), le persone (io e un malawiano su Whatsapp) e il tempo (un’ora al giorno per tre mesi) a mia disposizione: costruire la più grande campagna di personal branding del Malawi per trasformare il mio amico Isaiah Emmanuel Sunganimoyo in un opinion leader autorevole e un personaggio pubblico di fama nazionale.

Cos’ho imparato? Che il Malawi è uno dei Paesi con la più alta corruzione al mondo. Si vota per strada senza controlli di alcun tipo, infilando la scheda in una cesta di plastica trasparente simile a quella per il bucato, e la maggior parte dei votanti non ha documenti e spesso neanche un certificato di nascita. I “seggi” sono pattugliati da bande armate che distraggono gli scrutatori con un panino per votare le schede bianche a piacimento, traghettano la gente dal Mozambico per portarla a votare in cambio di mezzo dollaro, danno fuoco ai sacchi con i voti nei villaggi più scomodi, oppure rubano tutta la benzina nella notte per essere gli unici ad avere un veicolo con cui trasportare le schede in città. Morale della favola: allo spoglio arriva mediamente il 20% di tutti i voti, ma anziché annullare le elezioni si procede contando solo quelli disponibili.

Ovviamente Isaiah non è stato eletto ma, in tre mesi di campagna elettorale, il suo popolo l’ha soprannominato “Ambasciatore della democrazia europea“, ha visitato circa 350 villaggi del Malawi mentre in Italia raccoglievamo con il crowdfunding l’equivalente di 10 anni di stipendi, acquistando biciclette, megafoni, volantini, carburante, t-shirt, motociclette, medicine e cibo per le 90 persone che hanno scelto di unirsi a lui.

Prima ancora del voto, abbiamo cominciato a lavorare per mettere in pratica i punti del suo programma elettorale: acqua potabile, istruzione e tutela dei bambini, assistenza sanitaria, diritti e sicurezza per le donne. A luglio abbiamo finanziato le cure per 18 ragazze con un tumore alle ovaie, ad agosto ha fondato l’Active Relief Working Stream (ARWS), un’organizzazione umanitaria che adotta i bambini orfani del Malawi per migliorare le loro condizioni di vita, mentre con l’autorevolezza che abbiamo conquistato Isaiah è stato autorizzato dal Governo a costruire due ospedali e cinque scuole – tre primarie e due secondarie – nel distretto di Dedza.

Nel frattempo, organizzazioni e aziende da tutta Europa ci hanno contattato per realizzare progetti di sviluppo nel Malawi: tra queste, una startup olandese sta sperimentando un dispositivo che utilizza gli scarti della coltivazione del tabacco – di cui il Malawi è grande esportatore – per produrre energia elettrica, mentre un’altra produce un kit alimentato ad energia solare che include telefono satellitare, connessione ad Internet e una stampante 3D, da usare anche per stampare tutori e protesi che sarebbero costose e difficili da spedire.

I risultati ufficiali delle elezioni non sono mai stati pubblicati, ma poco importa. Alla fine è solo un gioco di strategia in cui, come diceva il Colonnello Hannibal Smith, stare un passo avanti non è una buon piano. Stare due o tre passi avanti, controbattere ogni mossa prima ancora che accada, questo è un buon piano. E io adoro i piani ben riusciti!

Qui le puntate precedenti:

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