Sanremo, boicottaggio a giorni alterni

Un po’ di tempo fa spiegavo che una delle tecniche su cui si basa la comunicazione di Matteo Salvini è il “basta che se ne parli“. Non importa se bene o male, l’importante è parlarne: una strategia tipica di chi non ha una reputazione o una dignità da tutelare e difendere. Salvini la usa per conquistare quella (grandissima) fascia di cittadini che non distingue il Presidente del Consiglio dal Presidente della Repubblica, ma che va comunque a votare e sceglie l’unico nome che riconosce sulla scheda elettorale: quello del politico di cui si ricorda perché urla sempre in TV per difenderci dagli immigrati e fa i video simpatici su TikTok mentre balla e mangia la polenta.

Qualcosa di simile sta accadendo in questi giorni sulla vicenda Sanremo. Amadeus non aveva pianificato le cazzate che ha detto per scatenare un dibattito sul Festival, gli sono venute proprio spontanee. Eppure l’effetto generato è lo stesso: tutti ne stanno parlando. Male, ma ne stanno parlando. Sono tutti indignati e offesi a twittare di vergognarsi, mentre intanto analizzano e commentano i conduttori, i cantanti, il ruolo della Rai, i compensi, gli ospiti e tutto il resto. Ma soprattutto urlano che boicotteranno il Festival di Sanremo. Ripetendolo ovunque e in tutte le salse, ancora e ancora e ancora.

È esattamente per questo motivo che, per ogni 100 opinionisti, giornalisti, critici e blogger che smetteranno di guardare il Festival, ci saranno 10.000 persone normali in più che lo guarderanno, e che accetteranno il messaggio sessista di Amadeus con più coinvolgimento di prima. E alla fine anche quelli che ora promettono di boicottarlo si faranno passare l’indignazione e lo guarderanno lo stesso, ma soprattutto – cosa ancor più grave – continueranno a discuterne e a criticarlo ovunque, sentendosi in dovere di infliggerci la loro telecronaca sui social durante ogni puntata.

Nell’era della comunicazione virale, in cui l’unico modo per boicottare davvero qualcosa è non parlarne ed evitare di sentirne parlare, lasciandola morire tra silenzio e indifferenza, queste persone non sono solo vittime inconsapevoli di una strategia di marketing ma pedine fondamentali per il suo successo. Nel dubbio, io che comunque non avrei guardato Sanremo, tra l’altro non avendo fisicamente una TV in casa da 10 anni, beh nel dubbio io boicotto voi.

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